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Dopo il cambio di sesso, Carmen Eleonor si racconta per combattere i pregiudizi

Ha 26 anni, lavora nel campo dell'estetica e, 6 anni fa, fu la più giovane italiana ad essere sottoposta a un intervento di vaginoplastica. Oggi, ha deciso di rendere pubblica la sua storia per aiutare ragazzi e famiglie

Ha 26 anni, un lavoro nel campo dell’estetica dopo il diploma all'istituto d'arte di Chieti e quello in un'accademia specializzata, una passione smodata per il rosa e tanto amore per gli animali. Fin qui, potrebbe essere il ritratto di una ragazza qualunque. Se non fosse che Carmen Eleonor Casoraro, originaria di Ripa Teatina, ha dovuto faticare ben più di qualunque sua coetanea.

Perché Carmen Eleonor, 26 anni fa, è nata maschio. Lei, però, si è sempre sentita una “femmina”: le veniva naturale, sin dalla tenerissima età, servirsi della toilette delle bambine da seduta o giocare con le amichette. Fino alla pubertà, che ha segnato l’inizio della consapevolezza e ha dato un nome asettico a ciò che, fino a quel momento per Carmen Eleonor era naturale: disforia di genere. Un termine tecnico per indicare il malessere di chi non si riconosce nel proprio corpo.

“Ho sofferto molto - racconta con una serenità invidiabile - perché sono arrivata all’adolescenza con il corpo che andava in una direzione e la testa in un’altra. Chi si trova nella mia situazione nasce femmina, ha la testa di una femmina”.

Ed è a quel punto che è iniziata la lotta di Carmen Eleonor verso la sua nuova vita. “Sono stata fortunata - racconta - perché i miei genitori mi hanno capito e appoggiato. Il loro amore è stata la base di tutto, anche se ovviamente hanno avuto momenti no”.

Ma sono stati proprio loro a consentirle di intraprendere questo percorso, affiancandola e sostenendola nelle autorizzazioni per la terapia ormonale, per il cambio di nome, per l’intervento definitivo con l’autorizzazione dei giudici, a novembre 2013, con cui finalmente il bambino che era è diventato la giovane donna piena di ambizioni di oggi. All'epoca, fu la più giovane in Italia ad aver subito un intervento di vaginoplastica. Il punto d'arrivo di un percorso lunghissimo e non senza insidie, che la protagonista, da qualche settimana, ha scelto di raccontare su un canale YouTube.

Quando hai deciso di voler raccontare ciò che hai passato?

Ho sempre pensato che la mia storia potesse essere un contributo, ma mi sono sempre fermata per paura del pregiudizio. Finché, poco più di due mesi fa, durante un controllo medico, è emerso un sospetto melanoma a una gamba: se fosse risultato, avrei dovuto fare la chemioterapia, con tutte le conseguenze che comporta. Mi ha così spaventato l’idea di veder buttata via la femminilità che ho conquistato in 20 anni, che all’improvviso ho realizzato di star sprecando la mia vita. Fortunatamente, era solo un falso allarme. Ma ho deciso comunque di dare un mio contributo: in Italia, infatti, nessuno parla di persone che fanno la transizione, si parla di questo mondo soltanto accostandolo alla prostituzione o dandogli comunque un’accezione negativa, ma la realtà è diversa.

Ed è per questo che io non mi sento rappresentata da nessuno, forse perché l’ho vissuto in maniera diversa, sin dall’infanzia. Aver vissuto due vite, mi consente di avere due teste.

Ti senti un simbolo per le persone che si trovino ad affrontare il tuo stesso percorso?

Io mi sento una grandissima risorsa informativa, soprattutto per le famiglie che si trovino ad affrontare un caso di disforia di genere. Le persone comuni sono incuriosite, ma non mi sento un’eroina. Nei miei video, voglio descrivere passo passo tutta la transizione: ormoni, amori, interventi, vaginoplastica, amori. Voglio parlare senza veli tutto ciò che vive una ragazza nella mia situazione.

Non temi i pregiudizi?

Sicuramente ci sono, ma preferisco farmi “martire” e iniziare a portare cultura, piuttosto che continuare questa strage culturale. Da qualche parte qualcuno deve cominciare a parlarne e a dire le cose come stanno: se aspettiamo che iniziano gli altri non comincia nessuno.

Oggi la tua vita è realizzata e serena: ma cosa è accaduto dall’intervento in poi?

La prima operazione, al policlinico di Chieti, è stata molto dolorosa e in seguito ci sono stati vari ritocchi. Dopo tre mesi sono arrivati i documenti, ho terminato la riabilitazione con i dilatatori e in quel momento ho iniziato a sentirmi quasi vuota. Ma è stato dopo un anno che mi sono resa conto di non aver più nulla per cui combattere: ero finalmente una ragazza nel corpo, come avevo sempre desiderato, con una vita da ricostruire totalmente. La parte complessa è soprattutto accettare il nuovo corpo, familiarizzarci, comprendere tutte le sfumature tattili che ti rendono donna.

Finalmente, però, ho iniziato a prendere in mano la mia esistenza. Ho ripreso gli studi all’accademia di estetica a Chieti Scalo, specializzandomi in tre anni con il massimo dei voti. Nel frattempo lavoravo in un centro estetico di Pescara. Erroneamente avevo creduto di non poter frequentare i corsi se non fossi stata ufficialmente una donna, mentre ora le cose sono cambiate.

Nel frattempo, continuo a lavorare e aggiornarmi, vorrei aprire un negozio di estetica ad alti livelli e seguo corsi per portare anche in Abruzzo il culto Wicca.

Cosa diresti a chi si trova nella stessa situazione che hai affrontato?

Consiglierei di non avere fretta, di fare le cose con molta calma, e di cercare nell’immediato un supporto psicologico, che ti aiuta a conoscerti davvero. Per affrontare questo percorso in serenità bisogna avere la conoscenza dei propri limiti, delle proprie paure, delle proprie ansie, del proprio carattere, di come monitorare gli ormoni, dell’emotività. Bisogna fare le cose con calma e con i giusti mezzi.

A un genitore, invece, direi che capisco la difficoltà nell’accettare o nel comprendere questo tema, ma in Italia ci sono centri specializzati che possono aiutare la famiglia. In più, se un ragazzo, benché minorenne, è davvero deciso, devono autorizzare la terapia ormonale per bloccargli la crescita: se non si agisce in tempo, il corpo verrà segnato a vita con tratti maschile e femminili indesiderati.

Hai mai avuto paura nel tuo percorso di transizione?

Non ho mai avuto nemmeno un’esitazione, perché volevo essere libera, anche se la paura c’è stata. Io combatto per la libertà e per il giusto. Volevo avere ruoli precisi nella mia vita: essere una mamma, una donna, una nonna e dare il mio contributo alla società come femmina. Non ci può essere un ripensamento, non si può tornare indietro.


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